Politically Incorrect (a proposito)

scritto da mammalisa il mercoledì, 02 dicembre 2009,17:51
Bastarde.

Non mi viene in mente nient'altro. In compenso mi è venuto da piangere, leggendo cosa è stato ripreso dalle telecamere.

'Pistoia, due maestre in manette', Corriere
'Botte ai bimbi, arrestate due maestre', La Stampa

Voglio vedere se qualcuno avrà il coraggio di girar la frittata anche in questo caso. Al di fuori delle sedi processuali, intendo (che non si è colpevoli fino a prova contraria, tutti hanno diritto ad una difesa ecc. ecc)...

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Sono una chioccia?

scritto da mammalisa il lunedì, 30 novembre 2009,08:05
Riflettendo su cose che mi capita di leggere, ultimamente mi domando: quand'è che l'ipotesi si separarmi dalle mie bambine, fosse anche per una sola notte, smetterà di essere relegata al temuto ambito delle disgrazie improvvise e imponderabili e si trasformerà in un evento concreto e addirittura (!) piacevole?

L'ovvia premessa è quella di poter contare su una persona di fiducia, già presente in modo importante nella vita delle mie figlie, che potrebbe tenerle volentieri con sé. E, nel mio caso, già viene a mancare quel fondamentale avverbio che ti alleggerisce il cuore mentre te ne stai con una valigia in mano. Perchè i miei suoceri non amano gli spostamenti, né propri né, tantomeno, dei pargoli (il fatto che i suddetti pargoli vadano allegramente incontro alla quarantina è, evidentemente, un dettaglio trascurabile). Perchè i suoceri, quando prendiamo l'aereo per recarci dai miei nonni in Germania, controllano sul televideo finché non compare la dicitura 'landed' accanto al numero del nostro volo. Perchè per loro effettuare spostamenti che esulano da incombenze legate alla pura sussistenza (spese essenziali - la voce ikea non rientra nella fattispecie, tanto per intenderci - lavoro), per le quali, seppure a denti stretti,  si accetta tutto, corrisponde ad un 'andare a cercarsele'. Cosa? Le rogne, ovvio. La consapevolezza del loro sentire, del quale capisco  e, in parte, pure condivido motivazioni e contesto (una vita risparmiosa, coi piedi per terra e la paura di mettere troppo vuoto tra sè stessi e l'amata terra), diventa un bel macigno sul cuore, quando si parte. Devo dire che, nel tempo, abbiamo imparato a conviverci, con questo macigno, cercando di non infierire troppo ma scegliendo di lasciarci tarpare le ali esclusivamente dalle nostre disponbilità economiche del momento e da questioni di salute. La difficoltà maggiore la vivono mio marito e suo fratello che, in quanto figli, devono affrancarsi da una mentalità che non può non aver lasciato qualche solco nel loro concetto di libertà; il punto n. 2 del famoso giochino può suggerirvi quanto non sia facile nemmeno per me ^...^ Di nodi ve ne sono però altri, più interiori, che mi coinvolgono in quanto mamma e donna, proprio nel bilanciamento fra queste due parti di me. Parti che, personalmente, non fatico a considerare un tutt'uno, perfettamente amalgamate fra loro, e che ritengo essere un prezioso frutto dell'incedere della vita, foriero di tanti cambiamenti. E io amo il cambiamento, non lo combatto, sono solo curiosa di vedere dove mi porterà, nel lungo periodo! Nell'immediato mi limito a pensare alle cose giorno per giorno, prendendo insieme a mio marito le mille decisioni che ci competono in quanto genitori (e che, forse, non sono la parte più gradevole del nostro ruolo, se non altro perchè ci consegnano ai sensi di colpa, per sempre)... Io amo essere madre e sento che questa condizione ha solo rafforzato la percezione del mio femminile, tramite l'esperienza di tutta una serie di funzioni connaturate al fatto di essere donna. Di tutto ciò, le mie figlie sono parte integrante; una parte collaborativa, a volte impegnativa, ma in contrasto mai. Non ho la sensazione che le bambine 'remino contro', che 'giochino contro' di me, che dividano; non sento (ancora) il bisogno di prendere un attimo le distanze da loro per non essere fagocitata, per respirare una boccata d'aria, per riaffermare la mia identità. Io tendo a pensare che si tratti  solo di lasciare tempo al tempo, che ad un certo punto la separazione fisica farà da contrappeso ad una completa e reciproca interiorizzazione del nostro rapporto. Sono sicura che, un bel giorno, me ne starò semplicemente a guadare, mentre spiccano il volo. Spero addirittura che quel giorno avvenga in linea con quanto accade in altri paesi, dove i ragazzi sperimentano da giovani quella vita indipendente che, secondo me, è un ottimo modo, se non l'unico, per trovare la propria strada, per testare se quanto ricevuto dai genitori possa fungere da appiglio interiore. Oppure sia, piuttosto, una certezza dalla quale partire per muoversi in un'altra direzione. In entrambi i casi, è la vita, e non mi spaventa, perchè a me interessa coltivare un rapporto sincero con le mie figlie (anche quando può far male), aperto alla dialettica e alle correzioni in entrambe le 'direzioni di marcia'. Conosco troppo bene la solitudine alla quale ti relegano i rapporti improntati all'apparenza, all'etichetta formale, alla tranquillità a tutti i costi, anche a costo di un confronto sincero. Un rapporto così non mi interessa. Guardando dunque al futuro, so che la mia gioia più grande sarà quella di vedere le mie figlie muoversi con autonomia e soddisfazione incontro alla vita. Per il momento, invece, la mia gioia più grande è vivere ogni giorno insieme. Quasi come se fosse l'ultimo. Senza spezzare il filo che ci unisce dalla nascita; non riesco (ancora) a pensare ad una notte lontane, ad un commiato dal giorno senza una manina quattrenne nella mia, mentre una testolina duenne si addormenta abbandonandomi il petto, coi capelli arruffati e un orecchio rosso bollente. La vita non ci ha imposto separazioni forzate, per il momento, e non trovo una sola valida ragione per forzare una situazione che scorre liscia così com'è... Ma spesso mi sento un'aliena. Perchè mi sembra che la società parli una lingua molto diversa, fatta, per esempio, di weekend romantici, molto cool. Una società nella quale, più banalmente, gli impegni lavorativi (e gli asili chiusi) suggeriscono che d'estate per i bimbi sia meglio trascorrere la settimana al mare con i nonni piuttosto che boccheggiare nell'afa cittadina. Devo dire che lo comprendo; senz'altro più dei weekend, dei quali non avverto l'esigenza proprio perchè sono innamorata del nostro cambiamento, del nostro essere in quattro, del nostro essere famiglia. Mi sentirei monca. Ogni cosa bella che vedrei mi ricorderebbe quanto piacerebbe anche a coccola vederla, o a paciocchina, e mi verrebbero le parole giuste per provare a spiegare quel paesaggio, quella chiesa, quel mestiere, per aggiungere un ennesimo tassello al mosaico delle loro esperienze. Perchè le mie piccole ricordano le gite che facciamo assieme; quanti particolari emergono, anche a mesi di distanza! Perchè so che il nostro budget è modesto e, se una scelta s'impone, scelgo di viaggiare tutti insieme. Perchè, più in generale, ho sempre saputo di voler vivere insieme ai miei figli e non nonostante loro, rimpiangendo, come facevano i miei genitori, i bei tempi andati, quando potevano muoversi liberamente, "che poi non si può più per tanti anni" (che, nel caso della mia famiglia, divenne per sempre). Poi, chissà, magari il mio inconscio è pure influenzato dal ricordo di quelle vacanze con gli zii sulle montagne trentine, a respirare l'aria buona: a quattro anni, di giorno facevo la spavalda, ma la sera nascondevo la faccia sotto le coperte per non mostrare le lacrime di nostalgia... Tutto può essere. Pure, sempre più banalmente, che le chiocce mi stiano tanto simpatiche.

A volte non capisco

scritto da mammalisa il lunedì, 30 novembre 2009,07:59
Troppo spesso, in realtà. Troppo spesso, ultimamente, mi capita di non capire dove stiamo andando. E quel poco che capisco mi lascia con l'amaro in bocca. Poco fa ho scoperto di avere nei paraggi una bottega del consorzio equo e solidale. Sono tornata a casa con cioccolato, caffè, thé, qualche spezia e dei pacchetti di pasta un po' particolari: prodotti in terre confiscate alla mafia e gestite ora da cooperative di giovani. Sarò un'idealista, ma questa iniziativa mi è piaciuta moltissimo e di pacchetti ne ho acquistati ancora (*). Poi, forse, c'entra anche il fatto di aver ascoltato Rita Borsellino e Antonino Caponnetto tanti anni fa, in una indimenticabile lezione di educazione civica, che mi ha aiutata a capire come certi diritti non siano acquisiti per sempre. Come sia necessario continuare a chiedere, con forza, senza stancarsi, senza abbassare la guardia, perché nulla piove dal cielo. Soprattutto i diritti, soprattutto la giustizia sociale. Fatto sta che condivido le perplessità suscitate da un provvedimento attualmente al vaglio parlamentare, e voglio lasciare traccia dell'appello promosso da Libera:

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni. Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra".

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele


(*) ovviamente non sto facendo un'operazione di buzz marketing ;-)))

Splinder e la barra di You Tube

scritto da mammalisa il domenica, 22 novembre 2009,11:53
Ovvero: problema risolto. Da venerdì pomeriggio non riuscivo più a scrivere nuovi post, né a commentare sui blog altrui ospitati in splinder. Mi si apriva infatti una finestra pop-up che avvertiva: "La barra di strumenti 'Post_youtube' non esiste" e il box nel quale siamo soliti scrivere era inutilizzabile. Il mio browser di navigazione è Mozilla Firefox e la soluzione è stata quella di svuotare la cache. Dalla barra dei menu (in alto) cliccare su Strumenti => Opzioni => Privacy => Cancellare la cronologia recente. Ora funziona tutto e compare un nuovo pulsante per l'opzione Inserisci un video di Youtube... Grazie anche al papy-geek ;-)

Aggiornamento 26/11/09 => Vi segnalo anche questo intervento di Aluya nel blog di Lanterna (Il Mignolo col Prof); si parla della soluzione trovata per alcune versioni di Internet Explorer...

categoria:blogosfera, papy
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Luci e ombre d'autunno

scritto da mammalisa il venerdì, 20 novembre 2009,12:49
O, meglio, luci nelle ombre! Una settimana di costante nebbiolina impalpabile mette a dura a prova anche gli animi più ottimisti, per i quali normalmente la metereopatia è solo un termine esotico.


Ma in questa stagione la natura non è (ancora) del tutto matrigna: i colori sono ovunque.




 
Molti fiori resistono, accendendo di sfumature la cappa plumbea che li sovrasta.






 
Il pendio dell'argine è ammantato da una distesa di borragine come non s'era vista nemmeno in primavera!


Altri fiori stanno invece per sbocciare, regalo di un nuovo ciclo della natura...
 

Le foglie danno il meglio di sé, ancora attaccate per un filo al proprio ramo, in balia di brezze sempre più pungenti, oppure adagiate al suolo in morbidi tappeti...
 






 
L'orto offre a sorpresa gli ultimi sapori d'estate, stentati ma dolcissimi, e i suoi nuovi prodotti, meno spettacolari ma comunque graditi:
 







Intanto la legna se ne sta lì ben accatastata, muta premessa di caminetti scoppiettanti e pietanze odorose scottate sulla griglia.
 






Per riuscire a terminare la raccolta delle olive confidiamo nel timido sole che, finalmente, è apparso stamattina! Un buon fine settimana a tutti :-)

Mi metto in gioco

scritto da mammalisa il martedì, 17 novembre 2009,20:52
Sono in colpevole ritardo, lo so... Si tratta di un periodo poco 'leggero', e pure la foschia novembrina di questi giorni non aiuta. Ora eccomi qua, grazie alle care smile (che, nel frattempo, ha traslocato qui... ve lo dicevo, no, che sono in ritardo?) e mammaemigrata, che mi hanno pensata per un Honest Scrap Award:


Si tratta di raccontare una decina di cose su di sé, a ruota libera e in tutta sincerità. E così farò. Quel che viene, viene!

1. Sono chiacchierona. Per questo nei primi anni di scuola mi beccavo spesso i 'compiti di castigo'... Ma erano così carini che non vedevo l'ora di finire quelli regolamentari per dedicarmi a ricopiare un bel limone, oppure una scena pasquale, con i pulcini e le campane in festa... Un bel giorno la mia mamma mi spiegò che il fatto di ricevere sempre un compito di castigo non dovrebbe essere propriamente un vanto :-P

2. Fino ai diciotto, diciannove anni avevo sempre sostenuto che mai e poi mai avrei voluto avere dei figli. Non mi piacevano i bambini; mi mettevano a disagio, non sapevo come interagire. Bramavo solo viaggiare e avere un lavoro che mi sguinzagliasse in giro a testimoniare quello che vedevo, ascoltavo, annusavo, fotografavo, registravo... Il giornalismo mi sembrava perfetto.

3. Nonostante i desideri di cui al punto precedente, devo dire che non sono mai stata ambiziosa. A scuola miravo alla media necessaria per racimolare la borsa di studio, che faceva tanto comodo. E basta. I confronti sui voti, sulle interrogazioni, le gare mi hanno sempre spiazzata. Sarà per questo che non  sto girando il mondo col taccuino in mano?

4. L'unico sport che ho amato è stato il tennis. Una volta arrivai in finale al torneino del circolino. Il lato B della storia è che si era in pieno agosto. E a contenderci il titolo eravamo in quattro.

5. Ogni anno, quando la biblioteca apriva le iscrizioni ai corsi di musica, i miei mi suggerivano di imparare a suonare uno strumento. La mia risposta era, invariabilmente, no. Credo fiutassi nell'aria le aspettative del papà appassionato di lirica. Ripiegai sulla danza. Mia sorella, quando venne il suo turno, accettò. Ora è maestra di pianoforte. Io sono vent'anni che ho smesso di ballare.

6. Un anno Santa Lucia giunse in classe e lasciò, a noi bimbi di prima elementare, dei bei pacchettini rettangolari, blu e rossi. Contenevano i primi libri da leggere per conto proprio: "Topolini sempre in festa" e  "Porcellina e Lupetto in cerca di funghi" (ridete, ridete pure! Ma è verissimo) Mi si appiccicarono addosso due passioni: quella per il risotto coi porcini e quella per la lettura. L'anno seguente Santa Lucia portò in dono Cipì; lo divorai in un paio di giorni. Quell'estate fu la volta del mio primo romanzo, souvenir di un'amica di famiglia di ritorno dalle vacanze in Riviera: Piccole Donne (si trattava di una indimenticabile edizione della Fabbri, 1985. Quelle stupende illustrazioni mi guidarono alla scoperta di un mondo nuovo). Da lì partì la mia abbuffata di classici della letteratura per ragazzi. Poi fu la volta dei classici e basta. Poi vennero i saggi di vario tipo. Qualche poeta. E i thriller. E ora... gli albi illustrati per l'infanzia (che tesori ho scoperto...) Confesso di essermi arenata un po' sulla puericultura e pedagogia: poco tempo libero 'utile' e troppe cose da voler apprendere. Adesso sono giunta ad un punto in cui ho proprio voglia di 'rimettermi in carreggiata'. E ho una quantità di libri in paziente attesa che se li impilassi tutti realizzerei una torre di Pisa. Nemmeno troppo in scala...

7. "Cosa ti piacerebbe fare da grande?" Chi non conosce questo tormentone? Per buona parte della mia infanzia la risposta che diedi fu: la venditrice di borsette. Adoravo l'odore della pelletteria (e tuttora...) Crescendo diventò la maestra (avevo persino un'agenda convertita in registro ed una classe di alunni immaginari, con tanto di nome e cognome!), poi la giornalista o, per male (!) che dovesse andare, la professoressa di lettere antiche o moderne (avete presente il mito del posto fisso? Preistoria?! Eppure non sono tanto vecchia, eh!). Invece, mentre ero impegnata a concretizzare la possibilità di entrare in polizia come viceispettore (sono serissima, non è una battuta. Aspirazione: ufficio minori), squillò il telefono e mi annunciarono l'esito positivo di un colloquio al quale mi ero recata pochi giorni prima. E fu così che il mio ingresso nel mondo del lavoro avvenne da segretaria di studio legale. E ora? La speranza è l'ultima a morire. Infatti ne coltivo di desideri per il futuro! Accompagnare la crescita delle mie figlie. Ritagliarmi un ruolo professionale finalmente vicino ai miei interessi (che, come avrete intuito, sono cambiati parecchio nel corso del tempo). Fare del volontariato attivo (il centodiciotto è uno dei miei chiodi fissi). Viaggiare un po', e in buona compagnia. Prendere finalmente la tessera del CAI (c'ero quasi riuscita a convincere mio marito... quando rimasi incinta di coccola!) E poi, se mai un giorno avanzassero delle risorse... la laurea? Mah...

8. La nascita delle bambine mi ha avvicinata agli aspetti essenziali della vita, e con la stessa lenta progressione con la quale si stanno svelando, man mano, ai loro piccoli occhi curiosi. Ho scoperto come sono semplici, questi aspetti. Di una semplicità minimalista, tanto ovvia quanto commuovente. E' il poco goduto insieme a te che rasserena un bambino; non i mille orpelli. Dei quali mi sono spogliata, pian piano, con un grande senso di liberazione. Il Montessori mi ha aiutata molto in questo senso. Vantaggi? Impiego molto di meno a spolverare. Effetti collaterali? I miei boccettini di profumo evaporano di solitudine e inutilizzo (egregiamente rimpiazzati da una crema idratante naturale, possibilmente alla mandorla... non mi sono affatto trasformata in una dura e pura, eh!) Non mi sento più nuda senza trucco (che poi, trucco: era quello discreto che c'è ma non si vede. Quello che mio marito mi ha sempre detto: e che te lo metti a fare allora??). Ah: non ho più voglia di fare la rotazione delle borsette in base alla stagione. E a quelle di pelle di B****a (ricordate il background forense nel quale mi muovevo) preferisco quelle di tessuto.

9a. Colleziono francobolli. Anche se, forse per la diffusione della posta elettronica, la materia prima ultimamente scarseggia. E non lavorando più in ufficio ho anche meno occasioni per incappare in qualche piccolo capolavoro dentellato. Mi piacciono i francobolli che raccontano la natura, testimoniano eventi cruciali dell'anno in corso oppure celebrano momenti storici. Pur essendo, presumibilmente, una collezione di infimo valore (la filatelia è roba seria ;-), quanto mi piace scrutare le mie miniaturine nei particolari! Anche le bimbe sembrano divertirsi, specialmente quando usiamo la loro lente dall'impugnatura rosso fuoco...

9b. Mi perdo nelle riviste di architettura d'interni. E quando mi capita per le mani qualcosa tipo "Case di campagna", lo depongo subito, per non soffrire troppo! Lo stile che mi fa proprio impazzire è quello provenzale: mobili chiari, forme sobrie e rotonde, pochi decori ben dosati.. il giallo dorato, il verde oliva, i fiori di lavanda... le terrazze mediterranee... ho reso l'idea?

9c. Nutro una gran passione per due costruzioni. I fari, solitarie sentinelle che ormai versano per lo più in stato di abbandono, tra i fragori ritmici del mare, ... E i mulini, soprattutto quelli a vento. Ne ho visti di bellissimi in Germania, anni fa, in un vero e proprio museo all'aperto nel quale vorrei tornare con le bambine, un giorno... Mi incuriosiscono queste case sui generis e il modo in cui sono state vissute come abitazioni. Poi ci sarebbero anche i tipici cottage inglesi, dei quali però, normalmente, apprezzo gli esterni più degli interni, spesso un po' troppo stipati di oggetti per i miei gusti.

9d. Amo la fotografia. Quella d'autore. Anche quella che puoi trovare spulciando Flickr e che ti lascia a bocca aperta davanti ad un foliage maestoso, ad una seggiola sotto un portico, ad una finestra piena di fiori. Talvolta impugno la macchina fotografica. Ultimamente, siccome vorrei imparare i trucchi del mestiere, ho ceduto alle lusinghe di una raccolta con uscite mensili. Per ora mi gingillo tra le mani il microcavalletto allegato in omaggio alla prima uscita. Sembra stabile, però, eh?

10. Il mio colore preferito è l'arancione. Il mio fiore preferito... accidenti, ancora non l'ho scoperto. In ogni stagione ce ne sono diversi che mi rallegrano e parlano di quel particolare momento dell'anno: bucaneve, tulipani, margherite, rose, gerani, ibiscus... però, pensandoci bene, c'è un fiore spontaneo che mi piace in modo particolare: il nontiscordardimé. Ecco. La mia stagione preferita è l'autunno (col cielo terso, magari!). E per un buon tiramisù, farei follie.

Spero di non avervi tediato troppo; se non altro, ora sapete a cosa si va incontro conferendomi un premio! Scherzi a parte, io mi sono divertita e, una volta ingranata la marcia (e barato un po' sui numeri, ops), questo gioco mi ha messo di buon umore ;-) Dovrei passare il testimone ad altri blog... Invece, appurato che tanti dei miei preferiti l'hanno già ricevuto, lo giro semplicemente a chiunque voglia mettersi in gioco (il cui link verrà inserito qui di seguito)! Grazie ancora a smile e mammaemigrata.

Die Mauer

scritto da mammalisa il sabato, 14 novembre 2009,21:34
La settimana è cominciata all'insegna dei festeggiamenti per il ventennale della caduta di un muro che grondava rabbia, sofferenza, esclusione, privazione, morte. Uno dei tanti muri innalzati dall'uomo nella storia; né il primo, né, purtroppo, l'ultimo... Ma quel muro nel cuore dell'Europa lo ricordo in modo particolare. Era presente nei racconti familiari, e ancor prima che venisse edificato.



Era nelle premesse di una Berlino devastata e ridotta a macerie fumanti, dove il mio diciannovenne nonno e i suoi commilitoni della divisione Panzer scapparono incontro agli Inglesi per non finire prigionieri dei Sovietici. Infatti se la cavarono con un paio di mesi in cella e tanta fame, condivisa, assieme alle sigarette e quattro chiacchiere, con i loro carcerieri. Molto meglio dei gulag che fagocitarono per anni, talvolta per sempre, i prigionieri finiti nelle mani sbagliate.
 

Mio nonno parla pochissimo di quei giorni e, con una scusa o l'altra, nella capitale non ci ha più rimesso piede. Nemmeno dopo l'unificazione e nonostante le origini della sua stirpe affondino in quella città coll'orso sullo stemma... Nelle fotografie i grandi occhi neri di mio nonno bastano ad esprimere l'orrore e la paura provata in quei frangenti. Il muro sorse nella notte del 13 agosto 1961 per tamponare l'emorragia di cittadini che sempre più andavano a trasferirsi nell'occidente 'capitalista'. Ci furono berlinesi che si svegliarono con una finestra murata. E tante famiglie che, trovatesi per i casi più disparati a dormire in due parti diverse della città nella notte sbagliata, rimasero divise per anni.
 

Il mio bisnonno poté riabbracciare suo fratello solo quando quest'ultimo raggiunse l'età pensionabile (e dire che nemmeno il fronte li aveva divisi, da ragazzi). Quando il sospirato incontro avvenne, le parole fluirono copiose, raccontando i dettagli che, a causa della censura, sarebbe stato impensabile affidare alle lettere (che giungevano in ogni caso striate di nero quà e là, melius abundare...). Mia madre ci trasmise la memoria di quelle vite controllate, nelle quali i bambini imparavano in fretta a dissimulare e mentire. Perchè accadeva che a scuola venissero poste domande all'apparenza innocue, del tipo: "Raccontate cosa avete guardato in televisione ieri sera" E se la risposta era, putacaso, "Topolino", anzi, "Micky Maus", allora l'implicita insidia si svelava in tutta la sua drammaticità. Perchè per vedere Topolino bisognava aver girato l'antenna in modo che ricevesse i canali dell'ovest, vietati. E allora, nella migliore delle ipotesi, un padre spariva per qualche giorno di interrogatorio. Talvolta perdeva il posto di lavoro. Talvolta finiva anche peggio.
 

Era poi di vitale importanza parlare a piano di qualunque cosa potesse apparire come una lamentela verso la situazione contingente; perchè anche le pareti domestiche avevano orecchie e i delatori, lusingati ed incoraggiati dal regime, pullulavano, spesso mascherati dai volti rassicuranti di insospettabili vicini di casa. Mia madre ricordava i pacchetti che preparavano ogni anno per cercare di allietare il Natale di quei cugini rimasti nell'Est. Peccato che, due volte su tre, arrivassero trafugati... O non arrivavano affatto. Ricordava anche le poche Trabbi che capitava di vedere all'Ovest, spesso ferme ai bordi della strada per far prendere aria al motore. Era la macchina dei sogni... nonché l'unica acquistabile, dopo una lunga lista d'attesa.
 
 
Lunedì sera ho seguito un po' la trasmissione dedicata alla ricorrenza; i grandi della Terra riuniti alla Porta di Brandeburgo, Berlino lucida di pioggia, le tessere del gigantesco domino che cadevano ad una ad una, i discorsi commemorativi, il pensiero agli altri muri ancora in piedi quando non, addirittura, in piena fase di costruzione... Nei servizi la parola 'comunista' è stata spesa generosamente e non senza una malcelata soddisfazione, quasi a cogliere l'occasione per strumentalizzare un po' la storia per fini nostrani. Almeno non si è taciuto l'accenno della  Bundeskanzler Angela Merkel ad un altro nove novembre: quello del 1936, quello della Notte dei Cristalli, quello che rimanda all'altra feroce dittatura che ha sconvolto il passato tedesco, europeo e mondiale. Così, tanto per onestà intellettuale... Perchè l'elemento tragicamente ricorrente, che accomuna qualunque dittatura, è la privazione della libertà individuale. Poi, certo, nei negozi dell'est non si trovavano frutti esotici come banane e arance. Nemmeno i collant: le donne si dovevano accontentare dei calzettoni di lana. Se, turista venuta dall'ovest, giravi per strada, poteva capitare che una donna ti chiedesse di poter toccare i tuoi jeans. Giusto per vedere come erano fatti. Ovviamente non è tutto oro quello che luccica in occidente, e anche gli effetti collaterali del capitalismo e di un consumismo che non guarda in faccia a nessuno cominciano a suggerire al nostro buon senso dei correttivi. Che, spesso, vanno proprio nella direzione di una maggiore frugalità, dell'attezione al risparmio e al riciclo più o meno creativo, del ricorso ai prodotti locali e stagionali... Ma sono, appunto, scelte, e non imposizioni di una gerarchia che, oltretutto, predica bene e razzola male ('La Fattoria degli Animali' docet).
 

 

Un anno a scuola dovevo preparare una ricerca sulla Polonia, il paese della mia bisnonna (il mio sangue è un discreto miscuglio italo-tedesco-austro-polacco ;-), e mia mamma mi suggerì di parlare anche delle lotte di Solidarność e della speranza per un futuro diverso. Un futuro che lei non era sicura di riuscire a vedere, anzi, pensava proprio di no...
 

Un mese dopo i berlinesi cantavano a cavalcioni sul muro, lo prendevano a picconate, tra abbracci e fiumi di birra e lacrime. Si respiravano euforia, in quei giorni, e incredulità, e fiducia nella storia che, presto o tardi, punisce le derive autoritarie e lascia trionfare la libertà... Tutto sembrava possibile e persino l'impossibile era improvvisamente a portata di mano.
 













Che ebbrezza. E come piangeva mia mamma, in quei giorni, ascoltando l'inno tedesco!
 






Ecco alcune blogger che in questi giorni hanno parlato della caduta del Muro:

Mala tempora currunt # 2

scritto da mammalisa il martedì, 10 novembre 2009,23:50
Ieri sera, mentre mi affacendavo al lavandino, sentivo quello strano (nonché, non neghiamolo, benvenuto!) silenzio che avvolge la casa quando le bimbe scendono al piano di sotto, per un salutino ai nonni. Ultimamente ho perso l'abitudine di 'ascoltare' il telegiornale in sottofondo. Ho scoperto che quegli attimi di tranquillità conciliano la riflessione e, in qualche modo, mi ricaricano. Ho scoperto quanto mi piaccia lasciare che sciacquìo e tintinnar di stoviglie cullino i miei pensieri. Ho finalmente intuito che c'è del vero nel vecchio aforisma di Agatha Christie: "The best time to plan a book is while you're doing the dishes" (il momento migliore per pianificare un libro è mentre lavi i piatti), dove l'espressione to plan a book può essere rimpiazzata con un più generico (e appropriato) fluir di coscienza elocubrativa :-) Bene, ieri è stata la sera dello strappo alla regola: mi è venuta la curiosità di sintonizzarmi sul telegiornale che, per via dell'orario, ho sempre seguito. Non credo ricapiterà a breve. Ho ascoltato attonita questo editoriale (tenete presente che ero rimasta al tiggì guidato da Riotta). Oggi ho appurato che è montata qualche / polemica. Ah, ecco... Forse non tutto è perduto (ancora)...

P.S.: una volta coricate le bimbe, la serata televisiva è proseguita, fra gli sbuffi (miei e del ferro da stiro). Ma questa è materia per un altro, imminente, post

Quando muore una madre

scritto da mammalisa il lunedì, 02 novembre 2009,11:29

Senti solo un gran vuoto. Senti, avverti nitidamente, una parentesi della tua vita che si chiude, per sempre. Sai, lo sai bene, che se ne apre un'altra, senza dubbio foriera di gioie e progressioni. Ma in quel momento non te ne frega niente. Sai, lo sai bene, che un epilogo rapido, quasi fulmineo, può essere considerato una fortuna, sotto tutti i punti di vista. O quasi. Ma in quel momento è una consolazione piuttosto blanda. Sai, lo sai bene, che il tuo genitore, andandosene, ha portato con sé anche i difetti che ti hanno fatta soffrire e i conflitti che inevitabilmente si sono generati. Sai altrettanto bene che da ora in avanti avrai una nuova libertà di autodeterminazione. E che il tempo, forse, ti farà vedere molti di quei difetti in una diversa prospettiva. Eppure in quel momento te ne frega poco. Senti solo un gran vuoto, tanto più grande quanto più 'ingombrante' è stata la sua figura nella tua vita. Senti, talvolta, dei sensi di colpa striscianti, riconducibili alle ragioni più disparate, e il dispiacere pungente per quanto avrebbe potuto essere e invece non è stato. E non potrà mai più essere. Il groppo in gola, mentre ti occupi degli oggetti di un'esistenza conosciuta, quello lo senti benissimo. Poi, giorno dopo giorno, capisci che stai "metabolizzando" ed "elaborando il lutto", come dicono. E, in effetti, è così. Poi ti accorgi che hai ricominciato, piano piano. Poi... poi viene tutto il resto.

Dedico questo post alla famiglia di cui ho parlato qui. E alla mé stessa di quattordici anni fa.

Halloween. Più o meno.

scritto da mammalisa il domenica, 01 novembre 2009,21:34
L'occorrente per partecipare alla giornata del trekking urbano era pronto: città individuata, biglietti dei mezzi di trasporto preventivati (sebbene non ancora acquistati), mappe del percorso stampate (a scanso di equivoci e a supporto della  mia scarsa capacità di orientamento - che pure, va detto, non è di molto inferiore rispetto a quella del papy, anche se lui, a differenza di me, non lo riconoscerebbe mai!). Solo non avevo considerato la concomitanza con l'All Hallows Eve. Che poi sarebbe Halloween, la nota festività di antica tradizione e recente importazione. O, meglio, l'avevo sottovalutata, questa concomitanza. Ieri mattina, mentre mi accingevo a riempire lo zaino con viveri essenziali, un paio di borracce d'acqua, mappe, macchine fotografiche e la sempre indispensabile fascia, ho ripensato allo slogan dell'evento: "Dolcetti e Scherzetti Camminando in Città". Passi per i dolcetti; ma... gli scherzetti?? Quali entusiasmi suscita adesso questa festività che, quando ancora bazzicavo la routine urbana, era solo agli albori e se la filavano in pochi? I ragazzi di oggi/bimbi di allora, mica l'avranno fatta propria anche nei suoi aspetti più orrifici? Si, eh... Poi mi è tornato in mente lo spavento preso dalle bimbe lo scorso anno, quando per strada all'improvviso è sbucato l'anglosassone e taciturno vicino di casa, Mr. M, in compagnia dei suoi due pargoli, tutti vestiti da fantasmi. Poi ho ripensato al senso che provai incappando in un emulo di marilyn manson, all'uscita dall'ufficio, in un giorno di Halloween di parecchi anni fa. E, un po' vigliaccamente, ho preferito non rischiare... per questa volta. Di nuove artificiose paure non sentiamo davvero la mancanza, ora come ora ;-) Il trekking ce lo faremo per conto nostro in un fine settimana qualunque. C'è una cosa che però adoro, di questa festa: la zucca. In quanto oggetto decorativo, soggetto fotografico e pietanza dal sapore autunnale. Così ho rinnovato la nostra tradizione, tanto minima quanto essenziale,


 
costituita da un piccolo portalume che Coccola ormai ricorda e riconosce; lo portai a casa dal lavoro in una sera nebbiosa di qualche anno fa (in un'altra vita insomma).

Soprattutto però, in cuor mio, ho partecipato e partecipo al dolore di una mamma (momatworkpuntosplinderpuntocom*) alla quale siamo in molti ad essere affezionati, nella blogosfera. In questa coincidenza festiva, triste e singolare, col pensiero mi stringo a lei, all'udt e ai minici.

* non avevo inserito direttamente il link temendo che, nonostante avessi disabilitato tutti i miei pingback e trackback, questo post sarebbe finito in automatico fra i commenti. Infatti. Presa dal panico, ho cancellato il post sperando che sparisse. Invano. Sprofondo.... scusa m@w. splinder, in questo momento ti detesto. NON cordialmente. Non era proprio il caso, non questa volta.

L'inizio. Di cosa, si vedrà.

scritto da mammalisa il giovedì, 29 ottobre 2009,14:31
Ecco quanto è emerso ieri dal primo colloquio che abbiamo avuto, io e il papy, con la dottoressa che seguirà la nostra coccola. L'unica certezza è quella di non aver udito la frasetta che, in cuor mio, ogni volta, in ciascun passaggio di questa storia, ancora mi illudo di sentirmi dire: "Ma no, non è nulla, le vostre perplessità sono infondate. In ballo ci sono soltanto qualche simpatica stravaganza ed una personalità particolarmente spiccata!" L'unica certezza pare sia il fatto che avremmo dovuto iniziarlo prima, questo percorso. "La vostra bambina ha quattro anni e mezzo" è un piccolo tarlo, che si insinua a ritroso nei ricordi e getta nuova luce su tanti particolari che, evidentemente, il cuore genitoriale blinda in un luogo misterioso. Un luogo scarsamente collegato a qualunque forma di raziocinio intellettivo... Per il momento taccio i 'tecnicismi'. Per scaramanzia? Un po' c'entra, lo ammetto, pur non essendo affatto superstiziosa. Ma credo soprattutto perchè scrivere certi termini a chiare lettere li fa sembrare fin troppo veri. Perchè la speranza di udire, ad un certo punto, la famosa frasetta, non demorde. Quando avremo qualcosa di concreto in mano, non mancherò di lasciare una traccia più approfondita e dettagliata di questa esperienza e del mondo con il quale stiamo venendo in contatto...
categoria:progetti, papy, bimba coccola
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A che punto siamo

scritto da mammalisa il martedì, 27 ottobre 2009,15:09
Lascio una traccia veloce e, in qualche modo, di servizio (in che senso, lo si capisce alla fine). Nell'enigmatico puzzle che ha risucchiato le nostre ultime settimane, qualche tessera lentamente sta andando a posto. Se non altro domani ci recheremo alla prima visita, ottenuta con inaspettata tempestività. Resta il fatto che questo lasso di tempo è volato. Ero rimasta agli indizi di vendemmia, alle gite fuori porta in pantaloncini e maglietta





e mi ritrovo col cappotto, fra i primi sprazzi di colore destinati ad esplodere presto in quell'autunno conclamato che tanto amo...









con ghiande ovunque...




... e caldarroste







e grida di gabbiani, tornati a popolare il fiume...


e, perchè no, mele novelle...


Purtroppo la memoria della macchina fotografica trabocca ancora estate; perciò, vi prego, non vogliatemene se prossimamente riverserò in queste pagine qualche scampolo della stagione che fu...  Nel frattempo sulla scrivania mi aspettano un plico di moduli da sistemare e altre cosette che rischiavano di cadere nel fantomatico dimenticatoio. Rischiavano. Ora non più. Perchè le ho raggruppate e pinzate tutte assieme. Con una molletta da bucato. Di legno. Verde. Con una scritta sopra.

[Servire, serve. Perchè il pensiero dei nostri soldi di contribuenti che vanno platealmente a.... a... come dire... a *farsi friggere*, ci siamo capiti vah... mi lascia di stucco. Il colmo è che io, nel profondo del mio cuore, resto una inguaribile ed incallita giustizialista caudillista; ma c'è tempo fino alle prossime occasioni di voto ^...^]

Tornando a cose infinitamente più serie, nonostante di carne al fuoco ne abbia parecchia, ho deciso, per la prima volta in vita mia, di partecipare ad uno swap. Questo continent swap, per la precisione. L'ho deciso d'impulso, dopo aver saputo del terribile momento che sta vivendo un'amica cara ma, ahimé, troppo lontana perché io possa fare molto altro se non provare a 'distrarla' con qualche 'cavolatina' ad uso e consumo dei suoi bambini (più di una che dell'altro, per motivi di età, ma tant'è). Ho delle idee di partenza, che forse mi salveranno da una figuraccia... mondiale! Forse ;-) Soprattutto, ho la motivazione giusta.

Oggi splende il sole

scritto da mammalisa il martedì, 13 ottobre 2009,11:01
Anche perchè stanotte abbiamo appreso che due cari amici di vecchia data, due cervelli partiti dalla piccola Italia per studiare e lavorare oltreoceano, diventeranno genitori. E così facciamo il tifo per il *coso*, la sua coraggiosa mamma e il suo fantastico papà, che hanno deciso di provarci, nonostante tutto, nonostante ci siano ragioni più grandi di noi che talvolta complicano le cose... Nonostante tutto. Al cospetto del miracolo della vita che si rinnova, quanti banali crucci quotidiani si ridimensionano! Un abbraccio... chilometrico ;-)
categoria:persone, diventare mamma
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Compitiamo?

scritto da mammalisa il domenica, 11 ottobre 2009,09:59
I numeri sono stati la grande scoperta di Coccola alla fine dello scorso anno scolastico. Infatti ha passato l'estate segnalandoceli gioiosa, ovunque li scovasse, sorpresa dalla sua nuova abilità e visibilmente soddisfatta; la nostra casetta di legno al mare era la cinque-uno-quattro, dal benzinaio usavamo preferibilmente la pompa tre, in aereoporto era tutto un pullulare, e le occasioni non sono mancate nemmeno ai lati della strada, guardando semplicemente dal finestrino della macchina. Al momento la conta arriva fino al dodici. Paciocchina, sulla scia delle affascinanti acquisizioni della sorella maggiore, riesce a contare le cinque dita della sua manina, afferrandole una per volta, tutta concentrata. In questi giorni un nuovo mondo si è dischiuso agli occhi di Coccola: quello delle lettere. Così, appena capita l'occasione, fa lo spelling d... oops, compita ;-) tutte le parole che catturano la sua attenzione: giorno della settimana, mese e stagione riportati sul calendario appeso in cameretta, titoli di libri, corsie del supermercato... La distinzione funziona soprattutto con i caratteri in stampatello maiuscolo, mentre corsivo e stampatello minuscolo la lasciano un po' perplessa (salvo le vocali, che riconosce meglio). E' davvero affascinante assistere alla fioritura di questi interessi! Soprattutto considerandone la spontaneità, in quanto non sono certo frutto di insegnamenti mirati... L'unico aiuto potrebbe essere costituito dal fatto di trovare nell'ambiente degli spunti in grado di favorire l'esperienza sensoriale di numeri e lettere; poi, si sa, le informazioni vengono metabolizzate seguendo tempi e modi del tutto personali, molto variabili da bambino a bambino...



calendario appeso in cameretta
(l'ho trovato solo in tedesco ma la cosa,
ovviamente, non mi dispiace affatto ;-)



...lettere e numeri smerigliati alla Casa dei Bambini
(i materiali rappresentati sono quelli venduti da Gonzagarredi)



i nostri 'phonetic booklets', ispirati
da questo bel post di momatwork...





copertina di una raccolta tematica
(qui ho ripetuto la stessa parola in stampatello maiuscolo,
minuscolo e in corsivo)



P.S. 1) per lo stampatello minuscolo ho appena trovato un font che lo riproduce più fedelmente: il Bembo, che non conoscevo!

P.S. 2) nei phonetic booklets aggiungerò, prossimamente, le pagine in stampatello minuscolo e, sul retro, in corsivo... già che ci sono, continuerei a proporre nuovi vocaboli, sebbene ciò comporti trovare altri due nomi di animali, vegetali ed oggetti per ciascuna lettera (ad eccezione di J,K,W,X e Y, per le quali avevo già ridotto la scelta)... un po' alla volta ;-)

C'è un tempo per ogni cosa

scritto da mammalisa il martedì, 06 ottobre 2009,14:43
E adesso è tempo di riflettere. Di fermarsi per poter poi riprendere il cammino, un passetto alla volta. Di ridimensionare i progetti per calibrarli meglio sulla piccola destinataria. Di ponderare, più che mai, le proprie mosse. Di mettersi in discussione singolarmente, come coppia e come famiglia. Sapendo già che tutto ciò potrebbe non essere sufficiente; perché non sempre lo è. Non sempre è sufficiente ricorrere alle proprie attitudini introspettive e scavarsi dentro, alla ricerca di risposte che permettano di dipanare la matassa di una quotidianità che si è ingarbugliata, chissà dove. Anzi, si rischia di perderci il senno, nel fuoco incrociato di colpe lanciate e sensi di colpa percepiti, più o meno fondati, senza venire a capo di nulla. Con il rischio di allontanarsi sempre più dalla soluzione dei problemi, che potrebbe anche essere, molto banalmente, a portata di mano; solo che non riusciamo più a vederla. Peccato che quando si tratta di un figlio, tutto diventi maledettamente più difficile e doloroso. E così siamo a questo punto, in un limbo, sballottati fra opposte emozioni. La razionalità del voler escludere le diagnosi peggiori. La titubanza nell'affidarsi ad una scienza; medica, ma non per questo esatta, alla stregua di qualunque altra scienza. La paura del marchio. La tentazione di minimizzare tutto, riportandoci il pulcino sotto l'ala come se ciò fosse sufficiente (necessario sempre, sufficiente a volte no). Il parziale sollievo che forse non tutto dipenda sempre e soltanto da noi, che forse non tutti i comportamenti sotto osservazione siano conseguenza diretta dei nostri errori, presenti e passati. La speranza di riuscire ad invertire dolcemente la rotta, sfruttando dei venti più favorevoli. La consapevolezza che, mentre andremo alla ricerca del bandolo della matassa, la vita proseguirà, con tutte le sue piccole attività, vicende e distrazioni quotidiane. Per fortuna...

Nella (nuova) fattoria...

scritto da mammalisa il lunedì, 28 settembre 2009,15:28
.... ia ia o



quante cose che abbiam visto
ia ia o....


c'era la capra...



... la pecora...



... la mucca...







...l'oca cignoide cinese (informazioni!)...



...l'anatra pechino americana (dubbio!)...



... il tacchino...



... il ricordo dei tempi che furono....









... e tante altre scoperte, grandi e piccine!









Ieri, approfittando dell'iniziativa 'Fattorie Didattiche a Porte Aperte', abbiamo avuto modo di scoprire un piccolo mondo biologico, sereno e istruttivo, nemmeno troppo distante da casa. L'ottima marmellata meriterà una capatina, di tanto in tanto ;-)



merenda (pane e marmellata di more ;-)


Un ombrello

scritto da mammalisa il lunedì, 14 settembre 2009,22:46
E' questo il frammento della giornata che mi resterà in mente. Un ombrello viola e giallo dal quale, ottantatré centimetri più in basso, spunta un paio di scarpette taglia ventidue. Un ombrello che procede a passo spedito schivando pozzanghere. Lo affianca un altro ombrello colorato, retto con disinvoltura da una bambina di quattro anni e mezzo: un giubbino,  due gambe ormai lunghe lunghe e un paio di stivali di gomma, rossi. Una bambina che oggi ha cominciato il suo terzo anno d'asilo. Il suo penultimo anno d'asilo... Impressione complessiva della giornata: positiva. Nonostante il dispiacere che non ci fosse la piccola G., la sua 'unica amica', probabilmente ammalata. Nonostante il proprio raffreddore, che chi ben inizia, si sa ;-( Per il resto il pranzo è stato 'molto buono', le patatine al forno addirittura 'squisite' e il travaso dei fagioli 'divertente'. Oggi più che mai mi sono resa conto di quanto stia crescendo, la mia Coccola... Sarà per il nuovo taglio di capelli (correttivo). Sarà per i pantaloni, che si accorciano a vista d'occhio. Oppure per i ragionamenti, sempre più articolati. Sta di fatto che la bambina con l'ombrello non è più la bimbetta imbronciata che soltanto un paio di mesi fa si lasciava alle spalle l'asilo per andare incontro alle vacanze estive...



§ Questo post partecipa al blogstorming § 

Ieri sera

scritto da mammalisa il sabato, 12 settembre 2009,08:41
Ieri sera non ho finito di attaccare i diorami che avevo realizzato per decorare lo scaffale 'animali dal mondo'. Non ho stampato le fotografie della nostra ultima escursione estiva, da inserire nel quaderno dei 'ricordi dell'estate'' (che, partito alquanto smilzo, si sta trasformando in un bel raccoglitore cicciotto, per la gioia di coccola e paciocchina!). Non ho finito di sistemare un certo CD ed una traduzione per l'asilo di coccola. Non ho letto i giornali, non ho guardato la televisione (come da un mesetto a questa parte, del resto). Ho risposto al commento di papamiele. Poi, data la lunghezza di tale risposta e dato che mi sembrava di aver toccato argomenti strettamente inerenti l'intero blog, dei quali mai avevo fatto cenno in precedenza,  ho trasferito il tutto in un post. Nella denegata ipotesi in cui papamiele fosse un troll, si goda pure la visibilità, per questa volta. Fino a prova contraria continuerò a pensare che si tratti dello sfogo di un lettore e che, in quanto tale, costituisca una critica costruttiva, al di là dei toni....

"Caro Papamiele, magari qualcuno mi segnalasse gli innumerevoli errori grammaticali e sintattici che gli 'fracassano i maroni'! Man mano (forse) ne commetterei di meno. E' stato così per il "pò" che Lei, da attento osservatore quale evidentemente è, ha notato. Il tempo a mia disposizione è piuttosto limitato attualmente, e non mi permette di andare a correggere uno per uno tutti i post compresi fra agosto del 2008 e aprile (se non erro, non ricordo con precisione) del 2009. Per ora sono riuscita a farlo soltanto in wordpress, ma non escludo di trovare tempo e modo per rifare la stessa cosa anche qui. Quando la scorsa primavera una persona gentile e speciale, verso la quale da allora nutro anche un bel debito di riconoscenza, mi ha posto la questione, ho dovuto provare a scrivere "po' "su un foglio, perché inizialmente non capivo a cosa si riferisse. Lo scrivevo/scrivo con l'apostrofo. Solo in quel momento ho realizzato che con la tastiera l'avevo sempre battuto in modo sbagliato, utilizzando la 'o' accentata, senza essermene mai accorta e senza che nessuno me l'avesse mai fatto notare, nemmeno al lavoro! E sa cosa Le dico? Che in fondo non mi dispiace affatto che il blog rechi traccia di questa mia... evoluzione. Alla stregua del "pò", temo di commettere diversi errori grammaticali, soprattutto per quanto riguarda la consecutio temporum. Anzi, colgo l'occasione per scusarmene pubblicamente... Per quanto attiene l'impostazione generale, sin dall'inizio ho voluto scrivere 'di getto'; ed è mia intenzione continuare a farlo, per diverse ragioni. Innanzitutto, se dovessi ponderare ciascun vocabolo, ciascuna figura retorica, rischierei di bloccarmi a priori e di non lasciar fluire nulla. Secondariamente, a me scrivere diverte, e mi diverte (ripetizione) giocare con i suoni e con le virgole, delle quali sono ben consapevole di fare spesso un uso improprio. Però mi diverte, ed è una delle ragioni per le quali amo questo piccolo spazio virtuale. Non è l'unica, tuttavia, e nemmeno la più importante, ad essere sincera. Da un po' di tempo meditavo un post proprio sulle ragioni che mi portano a 'tenere' un blog; una sorta di bilancio, ad un anno di distanza dal primo post. Il Suo commento, caro Papamiele, mi offre lo spunto per cominciare a scriverlo, questo post... Anche se forse non è esattamente in questa direzione che Lei voleva andare a parare, vero? Lei auspicherebbe qualcosa di opposto  ;-)) Chissà, magari un giorno ci andrò per davvero, a zappare la terra... E mi creda, dal mio punto di vista è una prospettiva che potrebbe coincidere con la realizzazione di un sogno. Che Lei mi porti persino fortuna? Chissà...

Non entro nel merito riguardo ai giudizi che Lei ha espresso sulla mia vita.

Di farneticazioni invece ve ne saranno a iosa; è possibile che  qualcuna risulti ipocrita (il consumo di carne, il battesimo delle mie figlie ecc.). Ma sono temi sui quali rifletto e sui quali in questo momento, sulla scorta delle mie attuali conoscenze, ho una determinata idea. Non sono monolitica nelle mie opinioni, né mai (spero!) lo sarò. Qualcuno (io stessa ;-) potrebbe anche chiedersi perché mi imbarchi nella disamina di argomenti immensamente più grandi di me, senza avere alle spalle una profonda cultura e, il più delle volte, competenze adeguate. Credo si tratti del desiderio di lasciare una traccia di me alle mie figlie (nonché alla me stessa del... 2020? 2040?), perché ho ben presente la curiosità di voler conoscere, ma di non aver mai saputo o di non ricordare, l'opinione e l'idea che un tuo genitore aveva di certi fatti pubblici, negli anni in cui li stava vivendo.

Il concetto di 'vivere invece di raccontare 'su'(?) internet' è un po' vecchiotto però, caro Papamiele, mi consenta! Va a chiudere in maniera banale un discorso senz'altro interessante ;-) Personalmente ritengo che si possano fare entrambe le cose. In medio stat virtus, in questo caso più che mai. Se dovessi o volessi scrivere post a cadenza quotidiana, sarei più propensa a darLe ragione. Invece mi prendo delle pause, quando la suddetta quotidianità mi assorbe troppo. Così, appena si apre uno spiraglio, mi gusto ancora di più il fatto di sedermi davanti alla tastiera, aprire splinder e lasciare una traccia di quanto sto vivendo. Perché sa, caro Papamiele, il tempo vola, i figli crescono e le mamme invecchiano. Quello che, seppur in modo impreciso, scorretto, raffazzonato, sintatticamente orrendo non scrivo 'al volo', scorre via. Le tappe delle mie bambine che non segno qui, a distanza di tempo diventano solo un vago ricordo indistinto. Potrei evitare di 'fracassare i maroni' scrivendo degli appunti privati in un documento di word? Forse. Potrei impugnare una penna e tornare al vecchio diario cartaceo? Forse. Però mi verrebbe a mancare troppo un elemento divenuto man mano più importante ed insostituibile: lo scambio con le altre mamme (e qualche papà). Tante più o meno simili, tutte più o meno alle prese con tematiche simili e negli stessi periodi, data l'età dei reciproci pargoli. So che al di là del mio schermo, davanti al proprio monitor, siedono tante persone divenute care; sento un'empatia positiva e calorosa, che supera i confini della parola, del suo uso improprio, degli errori e arriva dritta al cuore. Al nocciolo. All'emozione. Quando anche l'imperfezione più seria diventa nient'altro che un tramite. Tutto ciò a me interessa moltissimo, molto più di ogni mio eventuale imbarazzo grammaticale.

Una cosa però è ormai evidente: nonostante rilegga sempre più e più volte quanto scrivo, vi è tutta una serie di errori, anche di battitura, che mi sfuggono. Mi arrendo all'evidenza e, d'ora in avanti, dedicherò volentieri qualche minuto di tempo in più alla revisione. Vale a dire: copiatura dei post in un programma dotato di correttore ortografico (perché splinder non lo prevede di default, e non mi sembra sia nemmeno attivabile, se non erro?).

Per il resto… chi può, porti pazienza. Chi non può e/o non vuole… mi spiace, ma non posso farci nulla. Perché, caro Papamiele, il mare è grande e mammalisa è solo una goccia nell’oceano…"

P.S. mi scuso per l'assurdo "pulivalente",  che nel primo caso è stato un errore di battitura mentre nel secondo... è frutto di uno dei miei rari e pigri copia e incolla. Al bando ora, definitivamente ;-) Il "su di sopra" invece lo lascio, perché era l'espressione colloquiale (assai comune dalle nostre parti) usata dalla segretaria, esattamente per come la ricordo. E pazienza per le virgolette che mancano ;-)

E io ci riprovo!

scritto da mammalisa il mercoledì, 09 settembre 2009,22:50
Sono quattro anni che, all'inizio dell'estate, mammalisa compone il numero del privatissimo centro medico polifunzionale a poca strada da casa sua, in direzione 'monti'. Per tre anni la domanda è sempre stata la medesima: che, per caso si è liberato un posticino al corso di acquaticità per neonati? Che, col passare del tempo, è venuto ad andare bene quello per bambini più grandicelli e che, se aspettiamo ancora un po', in piscina ci andranno sì le mie bimbe, ma da sole in sella ad una bicicletta (oppure, sob, ad uno scooter, chi vivrà vedrà...)? Invariabilmente la risposta è sempre stata: purtroppo no, magari chissà si libera qualcosa durante l'anno. Fu così che mammalisa e il papy imboccarono la direzione 'lago' e si iscrissero alla piscina normale, agonistica, con l'acqua fredda, senza armadietto negli spogliatoi e, cosa assai più nefasta, senza parcheggio. Coccola aveva suppergiù dodici mesi e si divertiva, anche se moderatamente. Ad un certo punto le venne una lieve forma di congiuntivite e in famiglia ritennero che fosse colpa esclusivamente della piscina e della sua umidità veicolante batteri. Mammalisa non ne era del tutto convinta, ma all'epoca era più arrendevole e propensa a gettare la spugna in nome del quieto vivere (per la cronaca: la lieve congiuntivite di coccola ricompare ogni anno in primavera, anche se non siamo più andate in piscina, in quanto è imputabile ad un'allergia ambientale stagionale, che i test cutanei ancora non identificano con precisione per via della tenera età).

Un paio di mesi fa mi trovavo a ritirare dei referti presso il  privatissimo centro medico polifunzionale e ho chiesto, più per abitudine che altro. Un'alzata di cornetta: coincidenza, su di sopra stavano giusto completando la programmazione. Coincidenza... di mercoledì le andrebbe bene? C'è un posticino.... Mammalisa l'ha acchiappato al volo. E stamattina si è goduta la piscina con acqua riscaldata, un'istruttrice dolcissima ed estremamente empatica, come capita di osservarne di rado, gli spogliatoi attrezzati, il parcheggio comodo comodo. Paciocchina ha sguazzato tutta l'ora, come se non avesse fatto altro in vita sua; complice l'acqua calda? O il fatto di esserci nata, in acqua?

E così ci riprovo. E magari riprenderà anche coccola. E speriamo bene ;-)

Il lavoro della dottoressa

scritto da mammalisa il domenica, 06 settembre 2009,10:26
Stamattina, terminata la colazione, paciocca rincorreva, in canotta e sederino nudo, l'amata sorella, brandendo una siringa di legno:
"Vieni, coccola, vieniii!! Ti toglio la maiètta, e poi ti cùuro!!!"
Coccola scappava ridendo. Poi finalmente si è lasciata acciuffare e la visita è cominciata. La diagnosi era di quelle che non lasciano scampo: "Ti ha putto 'na zanzà-a" La terapia proposta è stata combinata: per via topica ha previsto una spalmata di cremina miracolosa e l'applicazione di un cerotto con su Topolino, poi si è aggiunta la somministrazione di uno sciroppo, preparato sminuzzando l'aria con pestello e mortaio di legno (veri, quelli). La paziente si è dichiarata soddisfatta ed ha sentenziato:
"Paciocchina da grande farà la dottoressa".


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